mercoledì, Dicembre 7, 2022

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Stipendi donne, la differenza con gli uomini è netta: un gap di 2700 euro

Il lavoro e gli stipendi delle donne, uno degli argomenti più difficili da affrontare. Sempre in evoluzione e sempre cin qualche pretesa da portare avanti combattendo, diritti e uguaglianze da far valere sempre! Nel tempo passi in avanti se ne sono fatti, ma la strada per la parità dei sessi sul lavoro, e soprattutto sigli stipendi, è ancora lunghissima. A dirlo non sono solo le donne, ma dati statistici che dimostrano come la distinzione sia preistorica ancora in tantissimi paesi, tra cui l’Italia.

Come cambiano gli stipendi delle donne nel tempo?

Secondo il Gender Gap Report 2019 realizzato dall’Osservatorio JobPricing con Spring Professional, a parità di lavoro con un collega uomo, in Italia è come se una donna cominciasse a guadagnare dalla seconda metà di febbraio: dal 2016 al 2018 la differenza retributiva è sì diminuita del 2,7%, ma resta comunque ampio il gap che è di 2.700 euro lordi pari al 10% in più a favore degli uomini. Questi valori, secondo Eurostat, ci posizionano al 17° posto su 24 paesi per ampiezza del Gender Pay Gap nel settore privato.  Fondamentalmente questi dati confermano una realtà inconfondibile ovvero che le donne stentano ad arrivare ai posti di comando. Per questo motivo le differenze di stipendi sono ancora sostanziali e nulla c’è da fare anche se leggeri miglioramenti ci sono. La Rilevazione Trimestrale sulle Forze Lavoro dell’Istat dice che la percentuale di dirigenti donne è del 15%, quella dei quadri il 29%. Dal 2016 al 2018 il Gap fra i dirigenti si è ridotto del 4% mentre negli altri inquadramenti è rimasto in un range tra lo 0,6% e il 2,7%.

Stipendi donne: la motivazione non solo economica ma anche culturale

La questione non è soltanto economica, ma soprattutto culturale. E’ il ruolo della donna nella società, e nella famiglia, a determinare poi quello nel lavoro. Una donna che decide di mettere su un nucleo familiare e fare figli si vede costretta ad affrontare problematiche reali. La carriera passa inevitabilmente in secondo piano. A un uomo questo succede molto raramente, è inutile nascondere questa realtà. Dunque un cambiamento deve progredire proprio dal progressismo, dal modo di intendere la vita e di ricostituire in chiave moderna ruoli e compiti nell’ambito familiare poi, e lavorativo dopo.

Lavoro, stipendi, studio e differenza tra laureati e non

Le donne italiane studiano di più (nel 2018 erano il 54% del totale dei laureati), ma privilegiano studi che hanno minori prospettive occupazionali e retributive. Il Gap retributivo è più alto infatti fra laureati che fra non laureati.

Le donne guadagnano meno degli uomini. Questa è la realtà. Sono rarissimi i casi in cui una donna ha una carriera brillante e supera lo stipendio di un uomo e, ahimè, troppo spesso questo avviene a discapito della vita privata. In Italia infatti le donne che lavorano sono ancora poche, ovvero che svolgono una mansione che prevede una retribuzione economica. I dati Istat parlano chiaro, nella fascia fra i 15 e i 64 anni lavora solo il 50,1 % delle donne, una su due (per gli uomini 68,7). Ma al Sud risultano occupate solo 33 donne su 100, 64 al Nord e 57 al Centro. La disoccupazione di genere pesa sull’indice finale e confina l’Italia in una posizione imbarazzante. Qui il gender gap è fermo al 43,7% conto una media europea  del 39,6%.

Per uscire da questa situazione angosciante e imbarazzante non servono battaglie femministe ma politiche in grado di sostenere le donne che vogliono lavorare, vogliono mettere su famiglia, vogliono guadagnare quanto un uomo. Ne siamo capaci noi donne, anzi siamo più capaci degli uomini. E’ proprio questo mondo maschilista che ci vuole tenere con la testa bassa perché spaventa troppo dire che, in fin dei conti, il sesso forte è quello femminile!

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