lunedì, Dicembre 5, 2022

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Separazione, la fine di un matrimonio: le domande all’esperta di terapia di coppia

Cosa succede quando una coppia si rende conto che si è giunti al punto di non ritorno? Tuona la parola “separazione”. Un termine che detto così non sembra tanto malvagio, ma che nasconde uno dei sentimenti più meschino: la paura. Associare questo sentimento a un momento di rottura è fondamentale perché la fine di un matrimonio è proprio come un lutto.

Sogni, speranze, progetti di vita, tutto si disgrega e allora si deve ricostruire tutto da capo e trovare la forza, la volontà di farlo. Ma come? Come si può sopravvivere alla fine di un matrimonio e affrontare la separazione? Chiediamo qualche consiglio alla nostra esperta in tema di coppie, la psicologa e psicoterapeuta dottoressa Carmen Cuozzo.

  • Cosa accade nella coppia che porta alla separazione?

La formazione della coppia è l’esito di un continuo e delicato lavoro di costruzione da parte dei due partner. Ognuno dei due porta un sistema di credenze e aspettative che si è strutturato a partire dalle esperienze nella sua famiglia d’origine e da altre esperienze di coppia e il tutto è condizionato dal contesto sociale e culturale di provenienza. Con il tempo la coppia deve riuscire a costruire una realtà condivisa, che la guida nelle varie scelte. Ed è proprio la capacità della coppia di evolversi in modo flessibile e di ricostruire il patto di coppia, anche attraverso discussioni e conflitti, se espliciti e tesi alla negoziazione, ad essere il segreto della possibilità evolutiva. 

Tuttavia quando una coppia entra in crisi, al punto da non riuscire a trovare risorse interne di risoluzione e arrivare alla decisione di separarsi, significa che qualcosa è venuto meno nel patto di coppia. Come sappiamo per ciascuno la scelta del partner rappresenta inconsciamente la risposta a profondi bisogni personali di cura, o anche di disponibilità all’accudimento e all’accoglienza. Questo patto implicito può svilupparsi verso modi più evoluti di fornire risposta ai bisogni di dare e avere, ma può anche restare bloccato in una dimensione dannosa. Ad esempio c’è chi sta male perché come salvatore si è stancato di proteggere e soccorrere sempre l’altro, magari perché trovandosi in una situazione di bisogno ha visto che l’altro non è stato in grado di fare lo stesso per lui. Si è così tanto deluso da sconfessare il ruolo inizialmente scelto ed il suo cambiamento viene visto a sua volta dal partner come un insopportabile tradimento.  

Pertanto quando si arriva alla separazione significa che c’è una forte delusione: l’immagine idealizzata della persona amata non corrisponde all’immagine reale della persona che abbiamo accanto. Durante il fidanzamento vi è la tendenza a minimizzare le differenze a favore delle convergenze, ma la vita in comune è sempre un test per la coppia e ciascuno si rivela prima o poi per quello che è.

  • Quali emozioni si provano quando si capisce che un matrimonio è finito?

Le emozioni che i partner della coppia possono provare sono varie. Ma in generale c’è una compresenza di tre emozioni principali, che possono susseguirsi o presentarsi in maniera alternata durante le fasi di elaborazione della separazione. Esse sono: l’amore, che implica nostalgia per la perdita o la segreta speranza che tutto possa tornare come prima; rimanere fissati su questa emozione determina la negazione psichica della separazione, nella speranza che possa avvenire una riconciliazione. La rabbia, che è legata alla sensazione di essere stato ingannato ed al dolore che si sente; questa emozione se non correttamente elaborata può portare ad attribuire all’altro tutte le colpe della separazione e l’ex coniuge diventa così la causa della rovina della propria vita. Infine la tristezza, che è legata al sentimento di solitudine e sconforto che la separazione determina; anche questa emozione se non elaborata può portare la persona a lasciarsi andare e a non rimettersi in gioco nella ridefinizione della propria vita. Pertanto se queste emozioni vengono riconosciute ed elaborate correttamente possono portare ad una nuova rinascita e all’accettazione della separazione, in vista di un nuovo personale progetto di vita.

  • Quali sono le fasi da superare? Come affrontare il dolore? 

Quando ci si separa possiamo dire che si vive una condizione emotiva assimilabile al lutto,  si tratta infatti di un’ esperienza di perdita che provoca un profondo dolore. Bisogna pertanto darsi un tempo in cui è necessario elaborare tale evento, che costituisce per la coppia, ma più in generale per la famiglia (se sono presenti anche figli), un grave momento di destabilizzazione e di perdita.  Questa fase comporta la riorganizzazione di tanti aspetti della propria esistenza e quotidianità. Ciascun individuo deve fare i conti con una nuova immagine di sé, l’immagine di persona che ha vissuto un fallimento e che prova quindi dolore, ma al tempo stesso anche di persona che ha avuto il coraggio di chiudere una relazione che non faceva stare più bene ed ha lasciato andare. Entrambe queste immagini devono essere prese in considerazione.

Ciascun membro dell’ormai ex coppia deve concedersi, in una prima fase, la possibilità di provare dolore, per poterlo elaborare ed accettare, perché solo in questo modo potrà accedere ad una seconda fase in cui si è pronti a rimettersi in gioco. La separazione della coppia giunge positivamente al termine quando entrambi i coniugi hanno accettato la fine del rapporto e ne hanno compreso le cause e le dinamiche implicite.

  • Come fidarsi di nuovo dell’altro? 

Per tornare a fidarsi di nuovo dell’altro, dobbiamo chiederci cosa ci è mancato nella relazione finita. Ma non facendo valutazioni sull’altro, ma più intimamente facendo un lavoro su sè stessi. In genere non è mai qualcosa che l’altro non ci ha dato ma è qualcosa che a noi manca.  Non ci si può unire in un modo soddisfacente se prima non ci si è separati da un rapporto in cui ciascuno dei due partner non è in grado di riconoscere e dare valore al proprio spazio personale. Per vivere, dunque, bisogna avere il coraggio di esprimere sé stessi. Per esprimere sé stessi bisogna avere una buona stima di sé, un buon amor proprio. Perché se non possiamo amare noi stessi come potremmo mai amare qualcun’altro? Solo imparando ad amare se stessi possiamo realmente incontrare l’altro e costruire una relazione stabile e matura in cui non ci sono debiti, non ci sono dipendenze, ma entrambi siamo posti sullo stesso piano ed entrambi riconosciamo l’individualità dell’altro e soprattutto riconosciamo e diamo valore alla nostra persona. Imparare ad amare, infatti, è diventare parte del noi senza distruggere sé stessi; si tratta di un progetto a lungo termine: si incomincia con l’imparare ad amare sé stessi e poi ad amare qualcuno simile a sé, fino ad arrivare alla capacità di amare anche qualcuno diverso da noi e di tollerare la vulnerabilità e le battaglie legate al problema di riuscire ad essere ciò che si è insieme ad un altro significativo. Solo in questo modo il matrimonio non diventa un’adozione bilaterale in cui due sedicenni si uniscono per formare un trentaduenne, ma un vero gioco di squadra. 

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