lunedì, Novembre 28, 2022

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Il Reddito di libertà per le donne maltrattate: come fare per ottenerlo e cosa è

Il Reddito di Libertà per le donne vittime di violenza è diventato legge. Per molte donne che trovano il coraggio di denunciare maltrattamenti, significa poter contare su un contributo economico che le aiuti nel passaggio dalla convivenza con l’ex compagno o marito violento al raggiungimento di un’indipendenza economica.

E’ uno strumento molto atteso per le tante vittima di violenza, cresciute nel 2020 di quasi l’80% rispetto all’anno precedente, come confermano i dati Istat relativi alle richieste di aiuto giunte al numero 1522 anti-violenza. A pesare sono stati soprattutto i mesi di lockdown, con una crescita di chiamate del 176,9% ad aprile e del 182,2% a maggio, rispetto agli stessi mesi del 2019.

Cos’è il Reddito di Libertà per le donne

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale il 20 luglio, entra in vigore l’assegno a sostegno di chi ha subito maltrattamenti, ma trova il coraggio di denunciarli, pur senza contare su un’indipendenza economica. Si tratta di una misura prevista nel Dpcm del 17 dicembre 2020 e poi nel decreto Rilancio 34/2020, che adesso può contare su una copertura economica di 3 milioni di euro complessivi.

Il bonus serve per facilitare l’indipendenza di una donna che abbia subito violenza, in modo che possa sostenere una parte delle spese di affitto di un appartamento, frequentare un corso di formazione che la reintroduca nel mondo del lavoro o pagare le spese scolastiche degli eventuali figli che vivono con lei. Può essere cumulato con altre forme di sostegno economico come il Reddito di cittadinanza.

Reddito di libertà: bonus mensile fino a 400 euro

L’assegno, erogato dallo Stato tramite Regioni e Province autonome, può essere integrato anche da ulteriori fondi degli Enti locali. Consiste in un bonus mensile fino a 400 euro, per un periodo massimo di un anno (12 mesi). Come chiarito dal Dpcm (art.3) è riservato alle donne vittime di violenza, con o senza figli minori, che siano state prese in carico dai centri anti-violenza regionali e dai servizi sociali. Donne, cioè, che abbiano accettato di seguire un percorso di fuoriuscita dalla violenza.

Come chiedere il bonus del reddito di libertà

Per poter usufruire della misura di sostegno occorre presentare una domanda all’Inps, corredata da autocertificazione e da una dichiarazione firmata dal rappresentante legale del Centro antiviolenza a cui la donna si è rivolta e del servizio sociale di riferimento. Spetta a questi ultimi, infatti, certificare le condizioni di bisogno in cui si trova la donna che chiede il Reddito di Libertà, che è inteso come misura straordinaria, urgente e limitata nel tempo.

Il Reddito di Libertà per le donne vittime di violenza è diventato legge. Per molte donne che trovano il coraggio di denunciare maltrattamenti, significa poter contare su un contributo economico che le aiuti nel passaggio dalla convivenza con l’ex compagno o marito violento al raggiungimento di un’indipendenza economica.  E' uno strumento molto atteso per le tante vittima di violenza, cresciute nel 2020 di quasi l’80% rispetto all’anno precedente, come confermano i dati Istat relativi alle richieste di aiuto giunte al numero 1522 anti-violenza. A pesare sono stati soprattutto i mesi di lockdown, con una crescita di chiamate del 176,9% ad aprile e del 182,2% a maggio, rispetto agli stessi mesi del 2019.  Cos’è il Reddito di Libertà per le donne  Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale il 20 luglio, entra in vigore l’assegno a sostegno di chi ha subito maltrattamenti, ma trova il coraggio di denunciarli, pur senza contare su un’indipendenza economica. Si tratta di una misura prevista nel Dpcm del 17 dicembre 2020 e poi nel decreto Rilancio 34/2020, che adesso può contare su una copertura economica di 3 milioni di euro complessivi.   Il bonus serve per facilitare l'indipendenza di una donna che abbia subito violenza, in modo che possa sostenere una parte delle spese di affitto di un appartamento, frequentare un corso di formazione che la reintroduca nel mondo del lavoro o pagare le spese scolastiche degli eventuali figli che vivono con lei. Può essere cumulato con altre forme di sostegno economico come il Reddito di cittadinanza.  Reddito di libertà: bonus mensile fino a 400 euro  L’assegno, erogato dallo Stato tramite Regioni e Province autonome, può essere integrato anche da ulteriori fondi degli Enti locali. Consiste in un bonus mensile fino a 400 euro, per un periodo massimo di un anno (12 mesi). Come chiarito dal Dpcm (art.3) è riservato alle donne vittime di violenza, con o senza figli minori, che siano state prese in carico dai centri anti-violenza regionali e dai servizi sociali. Donne, cioè, che abbiano accettato di seguire un percorso di fuoriuscita dalla violenza.  Come chiedere il bonus del reddito di libertà  Per poter usufruire della misura di sostegno occorre presentare una domanda all’Inps, corredata da autocertificazione e da una dichiarazione firmata dal rappresentante legale del Centro antiviolenza a cui la donna si è rivolta e del servizio sociale di riferimento. Spetta a questi ultimi, infatti, certificare le condizioni di bisogno in cui si trova la donna che chiede il Reddito di Libertà, che è inteso come misura straordinaria, urgente e limitata nel tempo.

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